NT/ Dicembre 20, 2022/ Vangelo, Padri Chiesa, Commenti Bibbia, Raccolte, Meditazioni, Riflessioni, Sacra Scrittura, Padri, Domenica

Siamo alla fine di una grande storia (l’alleanza di Dio con il suo popolo), e all’inizio di una storia più grande (l’alleanza d’amore rinnovata tra Dio e l’umanità). Il Dio d’Israele sta per diventare il Dio di tutti i popoli, il Dio con noi, Salvatore del mondo. Ma Dio vuole anche salvare la continuità etnico-geografico-storica del nuovo patto col precedente. Il Principe della Pace prenderà da Israele tutto: il casato, il luogo della nascita, il padre putativo, la madre, la lingua, la legge in una parola tutto. Il Messia, il Salvatore di tutti, sarà israelita in tutto e per tutto.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura ( Is 62,1-5)

Radicata nella linea profetica, l’immagine nuziale di Israele, sposa amata di Dio, ripresenta l’Alleanza come un mistero di gioia, nella forma più personale e più intima. Con il perdono e il ritorno nella terra promessa, Israele riprende il suo posto di popolo prediletto, da cui, nel disegno di Dio, nascerà il Messia. Allora si avrà il vero ritorno dell’umanità a Dio e, sulla scia di una realtà antica, Cristo-Gesù farà la Chiesa sua sposa, nel Suo Sangue. Ogni anima perdonata e redenta da Gesù può vivere questo intimo mistero di salvezza, circondata dallo stesso amore personale con cui Dio circondava il suo popolo.  Il Signore, allora «troverà in te la sua delizia».

Dipinto di Marc Chagall: “Le tre candele” (1938-1940) olio su tela, collezione privata.

Dal libro del profeta Isaìa
Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà.
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio.
Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.

Nozze mistiche, Matrimonio di Cristo con la Chiesa, Miniatura da Très riches heures du Duc de Berry, XV secolo

Salmo Responsoriale
Dal Sal 88 (89)

Canterò per sempre l’amore del Signore

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione edificherò il tuo trono». R.

Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R.

«Egli mi invocherà: Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza.
Gli conserverò sempre il mio amore,
la mia alleanza gli sarà fedele». R.

Seconda Lettura ( At 13,16-17.22-25)

La missione del Salvatore, per Paolo, scaturisce dalla storia del popolo eletto salvato una prima volta nel corso dell’esodo. Cristo realizza le promesse e nasce dalla discendenza di David, secondo la carne, per compier i disegni che Dio aveva manifestato ai profeti dell’Antico Testamento. Dio non compie mai le sue grandi opere senza una preparazione. Così anche per noi, da un passato preparato bene, scaturisce un buon avvenire.

Dagli Atti degli Apostoli
Paolo, [giunto ad Antiòchia di Pisìdia, nella sinagoga,] si alzò e, fatto cenno con la mano, disse: «Uomini d’Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là.
Poi suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”.
Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele.
Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”».

VANGELO

La Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, descritta da Matteo, pone le sue radici in quella della Genesi. Ciò per mostrare che il Cristo è anche figlio di Abramo, padre dei credenti. L’opera di Gesù è stata preparata da tutta la storia d’Israele. Per lui la Chiesa pone le sue radici in Israele mentre Giuseppe ha il compito di inserire “legalmente” il Messia nella radice di David: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici».

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse (Is 11,1)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,1-25)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.

ORIENTAMENTI PER LA PREGHIERA

Perché Maria non è compresa nella genealogia? Gli annunci riguardarono Davide e Abramo in quanto da loro sarebbe disceso Cristo, non perché Cristo avrebbe tratto un qualche vantaggio da questo, ma perché Dio li ha onorati. Perciò gli evangelisti vollero spiegare ciò che era accaduto secondo le parole dei profeti. Ma perché non si credesse che si occupavano di questo – quasi che Cristo in tal modo sarebbe stato dimostrato grande – hanno tralasciato Maria che in realtà è stata la madre di Dio, e invece hanno indicato la discendenza da Giuseppe secondo l’apparenza, o piuttosto perché hanno voluto rendere evidente che Cristo è venuto di lì, volendo chiarire ai lettori che non fa differenza dichiarare la discendenza di Cristo da Maria o da Giuseppe. Come mai infatti essa lo ha generato non secondo il modo delle donne? Anche se egli ha preso qualcosa da Maria, Cristo secondo la carne è stato creato in modo non naturale ma straordinario, perché lo Spirito Santo, prendendo qualcosa da lei, ha foggiato da quella il tempio per il Verbo divino. Da una parte essi hanno mostrato che egli è stato rivelato dalla stirpe di Davide secondo la voce dei profeti, dall’altra che Cristo non trae vanto dalla discendenza da quelli; ma effettivamente è lui che dà onore a coloro che volle fossero presentati come suoi antenati.

(Teodoro di Eraclea, Frammento 1)

L’Albero di Jesse, capolavoro di Matteo di Pietro di ser Bernardo, detto Matteo da Gualdo, eseguito nel 1497 e conservato nel Museo Civico di Rocca Flea (Gualdo Tadino – Pg).

L’umanità di Gesù rivelata nella genealogia: Bisogna assolutamente credere che gli evangelisti, o piuttosto lo Spirito che parlava tramite loro, si diedero un gran daffare per assicurare che i loro lettori credessero che Cristo fosse vero Dio e vero uomo. Per quello che essi scrissero non fu possibile dubitare che egli fosse Dio secondo natura, oltre ogni variazione, cambiamento, o illusione, né che, secondo l’economia, lo stesso era veramente uomo. Perciò, mentre uno ha detto: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio e subito dopo: E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 1-2.14), un altro in proposito ha scritto: Libro della generazione di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo. Non era possibile che egli fosse semplicemente considerato generato secondo natura, come in una famiglia, tanto che è scritto: Chi  potrebbe giudicare la sua generazione? (Is 53, 8). O piuttosto, per quanto riguarda la sua eternità, egli è prima di tutti i secoli ed è della stessa sostanza del padre; ma egli è annoverato nella famiglia umana secondo la carne. In verità, mentre resta Dio, Cristo si è fatto uomo senza cambiamento fino alla fine dei tempi. È per questo che c’è la menzione dei patriarchi nella genealogia, e la narrazione e le osservazioni temporali e le vicissitudini sono proprie della storia umana. Attraverso tutto ciò Matteo ha fatto vedere che Cristo partecipa della nostra natura umana e della nostra generazione. Dato che, pur essendo stato scritto tutto questo, alcuni affermano che egli è apparso in forma illusoria e apparente piuttosto che farsi realmente uomo, che cosa avrebbero fatto, se niente di tutto questo fosse stato scritto?

(Severo di Antiochia, Sermoni Cattedrali, omelia 94)

Natività Catacombe di Priscilla (IV secolo), Roma.

È spuntato per noi un giorno di festa, una ricorrenza annuale; oggi è il Natale del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo: la Verità è sorta dalla terra (Sal 84, 12), il giorno da giorno è nato nel nostro giorno. Esultiamo e rallegriamoci! (Sal 117, 24). Quanto beneficio ci abbia apportato l’umiltà di un Dio tanto sublime lo comprendono bene i fedeli cristiani, mentre non lo possono capire i cuori empi, perché Dio ha nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli (Mt 11, 25). Si aggrappino perciò gli umili all’umiltà di Dio, perché con questo aiuto tanto valido riescano a raggiungere le altezze di Dio; nella stessa maniera in cui, quando non ce la fanno da soli, si fanno aiutare dal loro giumento. I sapienti e gli intelligenti invece, mentre si sforzano di indagare sulla grandezza di Dio, non credono alle cose umili; e così trascurando queste non arrivano neanche a quella. Vuoti e frivoli, gonfi d’orgoglio, sono come sospesi tra cielo e terra in mezzo al turbinio del vento. Sono sì sapienti e intelligenti, ma secondo questo mondo, non secondo colui che ha creato il mondo. Se possedessero la vera sapienza, quella che è da Dio, anzi che è Dio stesso, comprenderebbero che Dio poteva assumere un corpo, senza per questo doversi mutare in corpo. Comprenderebbero che Dio ha assunto ciò che non era, pur rimanendo ciò che era; che è venuto a noi nella natura di uomo, senza essersi per nulla allontanato dal Padre; che è rimasto ciò che è da sempre e si è presentato a noi nella nostra propria natura; che ha nascosto la sua potenza in un corpo di bambino senza sottrarla al governo dell’universo. E come di lui che rimane presso il Padre ha bisogno l’universo, così di lui che viene a noi ha bisogno il parto di una Vergine. La Vergine Madre fu infatti la prova della sua onnipotenza: vergine prima del concepimento, vergine dopo il parto; trovata gravida senza essere resa tale da un uomo; incinta di un bambino senza l’intervento di un uomo: tanto più beata e più singolare per aver avuto in dono la fecondità senza perdere l’integrità. Quei sapienti preferiscono ritenere inventato un prodigio così grande anziché crederlo realmente avvenuto. Così nei riguardi di Cristo, uomo e Dio, non potendo credere alla natura umana, la disprezzano; non potendo disprezzare quella divina, non la credono. Ma quanto più essi lo disprezzano, tanto più noi accettiamo il corpo dell’uomo nell’umiltà del Dio; e quanto più essi lo ritengono impossibile, tanto più per noi è opera divina il parto verginale nella nascita del bambino.

Celebriamo pertanto il Natale del Signore con una numerosa partecipazione e un’adeguata solennità. Esultino gli uomini, esultino le donne: Cristo è nato uomo, è nato da una donna; ambedue i sessi sono stati da lui onorati. Si trasformi nel secondo uomo chi nel primo era stato precedentemente condannato (Cf. 1 Cor 15, 49). Una donna ci aveva indotti alla morte; una donna ci ha generato la vita. È nata una carne simile a quella del peccato (Cf. Rm 8, 3), perché per suo mezzo venisse mondata la carne del peccato. Non venga condannata la carne ma, affinché la natura viva, muoia la colpa. È nato Cristo senza colpa perché in lui possa rinascere chi era nella colpa. Esultate, giovani consacrati, che avete scelto di seguire Cristo in modo particolare e non avete cercato le nozze. Non tramite le nozze è venuto a voi colui che avete trovato per seguirlo (Cf. Gv 1, 45): e vi ha donato di non curarvi delle nozze, per mezzo delle quali siete venuti al mondo. Voi infatti siete venuti al mondo attraverso nozze carnali; mentre Cristo senza queste è venuto alle nozze spirituali: e vi ha donato di disprezzare le nozze, proprio perché vi ha chiamato ad altre nozze. Non avete cercato le nozze da cui siete nati, perché avete amato più degli altri colui che non è nato alla stessa maniera che voi. Esultate, vergini consacrate: la Vergine vi ha partorito colui che potete sposare senza perdere l’integrità. Non potete perdere il bene che amate né quando lo concepite né quando partorite. Esultate, giusti: è il Natale di colui che giustifica. Esultate, deboli e malati: è il Natale del Salvatore. Esultate, prigionieri: è il Natale del Redentore. Esultate, schiavi: è il Natale del Signore. Esultate, liberi: è il Natale del Liberatore. Esultate, voi tutti cristiani: è il Natale di Cristo.

Cristo, che nato dal Padre è l’autore di tutti i tempi, nato da una madre ci dà la possibilità di celebrare questo giorno nel tempo. Nella prima nascita non ebbe bisogno di avere una madre, in questa nascita non cercò nessun padre. Però Cristo è nato e da un Padre e da una madre; e senza un padre e senza una madre; da un Padre come Dio, da una madre come uomo; senza madre come Dio, senza padre come uomo. Chi potrà narrare la sua generazione?(Is 53, 8): sia la prima generazione che fu fuori del tempo, sia la seconda, senza intervento d’uomo? la prima che fu senza inizio, la seconda, senza modello? la prima che fu sempre, la seconda che non ebbe né un precedente né un susseguente? la prima che non ha fine, la seconda che inizia dove termina? Giustamente perciò i Profeti hanno preannunciato la sua futura nascita, mentre i cieli e gli angeli lo hanno annunciato già nato. Colui che sostiene il mondo intero giaceva in una mangiatoia: era un bambino ed era il Verbo. Il grembo di una sola donna portava colui che i cieli non possono contenere. Maria sorreggeva il nostro re, portava colui nel quale siamo (cf. At 17, 28), allattava colui che è il nostro pane (Cf. Gv 6, 35). O grande debolezza e mirabile umiltà, nella quale si nascose totalmente la divinità! Sorreggeva con la sua potenza la madre dalla quale dipendeva in quanto bambino, nutriva di verità colei dal cui seno succhiava. Ci riempia dei suoi doni colui che non disdegnò nemmeno di iniziare la vita umana come noi; ci faccia diventare figli di Dio colui che per noi volle diventare figlio dell’uomo.

(S.Agostino, Omelia sul Natale, 184, 1-3)

Ambedue le nascite di Cristo sono mirabili: la nascita dal Padre senza madre, la nascita dalla madre senza padre. La prima nascita è eterna, la seconda è avvenuta nel tempo. Quando è nato dal Padre? Ma che significa: quando? Cerchi lì quando, lì dove non si trova il tempo? Non cercare lì quando. Riguardo alla nascita nel tempo, allora sì cerca quando; fai bene a cercare quando è nato dalla madre. Invece se cerchi quando è nato dal Padre, non fai una ricerca sensata: è nato e non ha un tempo; l’eterno è nato dall’eterno: è coeterno a lui. E perché ti meravigli? È Dio. Considera la sua divinità e non avrai più motivo di meravigliarti. Ma quando diciamo: è nato da una Vergine, è una cosa straordinaria: ti meravigli. Non meravigliarti: è Dio. La lode si sostituisca alla meraviglia. Abbi fede: credi, perché il fatto è realmente avvenuto. Se non credi, il fatto è avvenuto lo stesso, e tu rimani infedele. Si è degnato di diventare uomo: che cosa cerchi di più? Ti pare che Dio si sia umiliato poco per te? Colui che era Dio è diventato uomo. In un piccolo alloggio, avvolto in panni, fu adagiato in una mangiatoia: l’avete sentito dal Vangelo che vi è stato letto. Chi non rimane meravigliato? Colui che riempiva il mondo non trovava riparo in un alloggio. Adagiato in una mangiatoia divenne il nostro cibo. Si accostino alla mangiatoia i due animali, i due popoli. Il bue infatti conobbe il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo Signore (Is 1, 3). Guarda la mangiatoia: non vergognarti di essere giumento di Dio; porterai Cristo e non andrai errando lungo il cammino; ti cavalcherà lui stesso, che è la tua via (Cf. Gv 14, 6). Ricordi quell’asinello condotto al Signore (Cf. Mt 21, 5)? Nessuno arrossisca: siamo noi quell’asinello. Il Signore ci cavalchi e ci attiri dove vuole lui: siamo il suo giumento, andiamo verso Gerusalemme! Cavalcandoci lui, non veniamo oppressi ma elevati. Guidandoci lui non devieremo. Andiamo a lui, andiamo per mezzo di lui, non periremo.

(S. Agostino, Omelia sul Natale, 189, 4)

L’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, dipinto a tempera e oro su tavola datato 1423 e conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze

Chi di noi uomini potrà mai conoscere tutti i tesori della sapienza e della scienza racchiusi in Cristo(Cf. Col 2, 3)  e nascosti nella povertà della sua carne? Poiché per noi si è fatto povero, pur essendo ricco, per arricchire noi con la sua povertà(Cf. 2 Cor 8, 9). Quando assunse la natura mortale e consumò la morte si mostrò nella povertà, ma promise le sue ricchezze che aveva differite, non le perse per essergli state tolte. Quanto è immensa la sua bontà che riserva per coloro che lo temono ma che concede a chi conserva la sua speranza in lui! (Cf. Sal 30, 20). In parte infatti già conosciamo, nell’attesa che venga la perfezione (Cf. 1 Cor 13, 12). Per farci diventare capaci di possederlo egli, uguale al Padre nella natura divina e divenuto simile a noi nella natura di servo, ci rifà a somiglianza di Dio. L’unico Figlio di Dio, divenuto figlio dell’uomo, fa diventare figli di Dio molti figli dell’uomo; e nutrendo i servi con l’assumere la natura visibile di servo, li rende figli, capaci di poter vedere la natura di Dio. (…) Finché non berremo lui fonte della vita e non ci sazieremo di lui (Cf. Gv 7, 38); mentre, camminando nella fede, pellegriniamo lontani da lui(Cf. 2 Cor 5, 6-7), mentre abbiamo fame e sete di giustizia(Cf. Mt 5, 6), mentre desideriamo con indicibile ardore la bellezza della sua natura divina, celebriamo con pia devozione il Natale della sua natura di servo. Non ancora possiamo contemplarlo come generato dal Padre prima dell’aurora (Cf. Sal 109, 3): celebriamolo con solennità come nato dalla Vergine nel cuore della notte. Non ancora possiamo comprenderlo perché davanti al sole persiste il suo nome(Cf. Sal 71, 17): riconosciamo la sua dimora posta sotto il sole. Non ancora possiamo contemplare l’Unigenito nel seno del Padre suo: celebriamo lo sposo che esce dalla stanza nuziale (Cf. Sal 18, 6). Non ancora siamo in grado di partecipare alla mensa del Padre nostro: riconosciamo la mangiatoia del Signore nostro Gesù Cristo.

(S. Agostino, Omelia sul Natale, 194, 3-4)

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